La Corte di Cassazione, in forza della sentenza n° 30362 depositata il 23 novembre 2018, ha ampliato l'applicazione della prescrizione quinquennale dei crediti tributari, estendendola anche agli avvisi di accertamento.

A ben vedere, i Giudici di Piazza Cavour, ponendo a fondamento detto principio "la prescrizione quinquennale è giustificata da un ragionevole principio di equità, che vuole che il debitore venga sottratto all’obbligo di corrispondere quanto dovrebbe per prestazioni già scadute, tutte le volte che queste non siano tempestivamente richieste dal creditore”, hanno correttamente specificato che "mentre con la nota ordinanza n. 20213/15 la S.C. aveva affermato che la prescrizione quinquennale operava laddove il titolo esecutivo fosse costituito dalla sola cartella esattoriale dell'Ente della Riscossione, sicchè nelle altre ipotesi di sussistenza del credito erariale (ad esempio, la notifica dell'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate) avrebbe dovuto essere introdotta la prescrizione decennale, il nuovo orientamento ha esteso i margini difensivi del cittadino, il quale potrà chiedere al giudice l'estinzione del credito statale per intervenuta prescrizione breve (quinquennale), non soltanto nei casi di notifica di cartella esattiva, bensì anche nelle fattispecie riguardanti qualsiasi atto amministrativo di natura accertativa (avvisi di accertamento, avvisi di addebito, ecc..)".

Di conseguenza, è lecito affermare che il termine per richiedere il pagamento dei crediti erariali (IRPEF, IVA, IRAP, ecc.), a seguito della notifica della cartella esattoriale e/o di qualsiasi altro atto amministrativo di natura accertativa, non può che ritenersi quinquennale, alla stregua di quanto già previsto per i tributi locali (ICI, IMU, Tassa per lo smaltimento dei rifiuti, contributi di bonifica, ecc.).

Sull'argomento si veda anche http://marrucci.studio/post.php?p=139.

Per maggiori informazione vedi sentenza in formato .PDF.

Cass. 30362/2018 prescrizione quinquennale